MILANO 5
ISOLE
Sardegna
Vini
Da sempre la Sardegna è
stata considerata un vigneto in mezzo al mare. Alcune ricerche archeologiche
hanno evidenziato che già al tempo della civiltà nuragica si coltivava la vite
e si produceva vino. Tale tradizione è continuata con i Romani e poi,
attraverso le varie occupazioni straniere, si è ancora arricchita.
Tra i vini rossi il Cannonau è il più importante, insieme alla Monica, al
Carignano, al Girò, mentre tra i bianchi i più rinomati sono il Vermentino di
Gallura (DOCG), la Malvasia di Bosa, il Nasco, il Torbato di Alghero, il Nuragus
di Cagliari, il Moscato, senza dimenticare la tipica Vernaccia di Oristano.
Negli ultimi anni diversi vitigni minori sono stati riscoperti ed al momento
sono oggetto di una importante valorizzazione da parte di diversi produttori
sardi. È il caso di vitigni come il Cagnulari (che era in via di estinzione),
del Caddiu (valle del Tirso), del Semidano e altri.
Vista la lunga tradizione, molti vini sono D.O.C., come il Cannonau, e variano
di gusto e di gradazione a secondo delle regioni in cui vengono prodotti: quello
di Jerzu è uno dei più conosciuti insieme al Nepente di Oliena.
Tra i liquori, quello di Mirto (sia bianco che rosso), la fortissima grappa filu
'e ferru ed il Villacidro
La storia
geologica della Sardegna,
insieme a quella della Corsica — sua isola gemella — iniziò circa 100
milioni di anni fa, attraverso gli spostamenti e gli scontri tra la grande
placca africana, quella eurasiatica e quella nord-atlantica. Tra 35 e 13 milioni
di anni fa, questi fenomeni crearono una profonda frattura che correva lungo
tutta la costa che attualmente va dalla Catalogna alla Liguria. I relativi lati
rocciosi originati da questa frattura sono ancora visibili tra i graniti
cristallini che affiorano oggi in Provenza, nel massiccio dell'Esterel — tra
Cannes e Fréjus — e poi, oltre il Mare di Sardegna, sulla costa
sud-occidentale còrsa e su quella nord e nord-occidentale sarda.
Lungo questa spaccatura, circa 30 milioni di anni fa, si originò il distacco di
una micro-placca che comprendeva a nord-est le attuali Sardegna e Corsica, e più
a sud-ovest il complesso delle isole Baleari. Conseguentemente, la rotazione
della placca sardo-corsa in senso antiorario, nel suo progredire, determinò il
sollevamento dal mare della catena degli Appennini e delle Alpi Apuane. Furono
queste le cause che portarono la Sardegna e la Corsica a migrare dalla parte
continentale.
Esse raggiunsero la loro posizione attuale circa 6-7 milioni di anni fa e al
fenomeno della migrazione si aggiunse più tardi la tensione di apertura del Mar
Tirreno, che creò conseguentemente la conformazione orientale tra le due isole
e la Penisola italiana.
Geografia
Quanto ad estensione la Sardegna costituisce la seconda isola italiana e
dell'intero Mediterraneo (23.821 km²), nonché la terza regione italiana avendo
una superficie complessiva di 24.090 km². La lunghezza tra i suoi punti più
estremi è di 270 km, mentre 145 sono i Km di larghezza.
Gli abitanti sono circa 1,68 milioni, per una densità demografica di 69
abitanti per km².
Dista circa 187 miglia nautiche dalle coste della Penisola — dalla quale è
separata dal Mar Tirreno — mentre il Canale di Sardegna la divide dalle coste
tunisine che si trovano 184 miglia nautiche circa più a Sud.
A Nord, per 11 miglia nautiche, le bocche di Bonifacio la separano dalla Corsica
e il Mar di Sardegna, ad Ovest, dalla Penisola iberica e dalle isole Baleari.
Si situa tra il 41° ed il 39° parallelo; il 40° la divide praticamente quasi
a metà.
Grafico con le altimetrie della Sardegna.Più dell'80% del territorio è
montuoso o collinare; per il 67,9% è formato da colline e da altopiani
rocciosi, alcuni dei quali, molto caratteristici, sono chiamati giare o gollei
se granitici o basaltici,tacchi o tonneri se in arenaria o calcarei.
Le montagne sono il 13,6% e sono formate da rocce antichissime, livellate da un
lento e continuo processo di erosione. Culminano nella parte centrale dell'Isola
con Punta La Marmora, a 1.834 m s.l.m, nel Massiccio del Gennargentu.
Da Nord, si distinguono i Monti di Limbara (1.362 m), i Monti di Alà (1.090 m),
il Monte Rasu (1.259 m), il Monte Albo (1.127 m) e il Supramonte con il Monte
Corràsi di Oliena (1.463 m). A Sud il Monte Linas (1.236 m) e i Monti
dell'Iglesiente che digradano verso il mare con minori altitudini.
Le zone pianeggianti occupano il 18,5% del territorio; la pianura più estesa è
il Campidano, che separa i rilievi centro settentrionali dai monti
dell'Iglesiente, mentre la piana della Nurra si trova nella parte
nord-occidentale tra le città di Sassari, Alghero e Porto Torres.
I fiumi hanno carattere torrentizio e i più importanti sono sbarrati da
imponenti dighe che formano ampi laghi artificiali, utilizzati principalmente
per irrigare i campi; tra questi il bacino del lago Omodeo, il più vasto
d'Italia. Seguono poi il bacino del Flumendosa, del Coghinas, del Posada. I
fiumi più importanti sono il Tirso, il Flumendosa, il Coghinas, il Cedrino, il
Temo. L'unico lago naturale è il lago di Baratz, a nord di Alghero.
Le coste si articolano nei golfi dell'Asinara a settentrione, di Orosei a
oriente, di Cagliari a meridione e di Alghero e Oristano a occidente. Per
complessivi 1.850 km, sono alte, rocciose e con piccole insenature che a
nord-est diventano profonde e s'incuneano nelle valli (rias).
Litorali bassi, sabbiosi e talvolta paludosi si trovano nelle zone meridionali e
occidentali: sono gli stagni costieri, zone umide molto importanti dal punto di
vista ecologico.
L'isola è circondata da molte isole ed isolette, tra le quali l'isola
dell'Asinara, l'isola di San Pietro, l'isola di Sant'Antioco, l'isola di
Tavolara, l'arcipelago della Maddalena con Caprera.
Città
Per approfondire, vedi le voci Area metropolitana di Cagliari e Area
metropolitana di Sassari.
Le due aree metropolitane, i principali centri fra 60.000 e 25.000 abitanti, e
quelli oltre i 10.000 abitanti.Le città più importanti sono Cagliari,
capoluogo regionale, e Sassari, secondo polo di rilevanza regionale.
Cagliari (157.600 ab.) è al centro di un'area urbana di 500.000 abitanti, i cui
principali centri sono Quartu Sant'Elena (71.200 ab.), Selargius (29.000 ab.),
Assemini (26.500 ab.), Capoterra (23.500 ab.), Monserrato (20.800 ab.), Sestu
(19.100 ab.) e Quartucciu (12.400 ab.).
Sassari (130.200 ab.) ha un'area urbana che si espande soprattutto verso il
golfo dell'Asinara, e include i centri di Porto Torres (22.200 ab.) e Sorso
(14.700 ab.), per un totale di 275.000 abitanti circa.
Le rimanenti città svolgono funzione di polarità locale e hanno tutte una
popolazione compresa tra 10.000 e 60.000 abitanti: Olbia (53.000 ab.), Alghero
(40.900 ab.), Nuoro (36.500 ab.), Oristano (32.500 ab.), Carbonia (30.000 ab.),
Iglesias (27.600 ab.), Villacidro (14.500 ab.), Tempio Pausania (14.200 ab.),
Arzachena (12.800 ab.), Guspini (12.500 ab.), Sant'Antioco (11.700 ab.), La
Maddalena (11.700 ab.), Siniscola (11.400 ab.), Ozieri (11.000 ab.), Macomer
(10.800 ab.), Tortolì (10.500 ab.) e Terralba (10.400 ab.). Tra i centri minori
con meno di 10.000 abitanti sono inclusi anche due capoluoghi di provincia:
Sanluri (8.500 ab.) e Lanusei (5.700 ab.).
Clima
Il massiccio del Gennargentu innevato durante l'inverno.Il clima mediterraneo è
tipico di gran parte della Sardegna, tranne alcune zone interne contraddistinte
da un clima più rigido. Lungo le zone costiere, dove risiede la gran parte
della popolazione, si hanno inverni miti, grazie alla presenza del mare, con
nevicate rare, all'incirca ogni 5-10 anni e temperatura quasi mai sotto lo zero,
ed estati calde e secche; la bassa umidità e la relativa mancanza d'afa, come
la notevole ventosità, permette di sopportare facilmente le elevate temperature
estive, capaci di raggiungere normalmente i 35 °C.
Nelle zone interne il clima è più rigido. Sui massicci montuosi più elevati
nei mesi invernali nevica e le temperature scendono sotto lo zero. D'estate il
clima è fresco, soprattutto durante le ore notturne e raramente caldo per molti
giorni consecutivi.
Le precipitazioni risultano essere particolarmente scarse lungo le coste e nella
zona meridionale, con medie inferiori ai 500 mm annui; in particolare, la
località di Capo Carbonara fa registrare il valore minimo assoluto sia della
regione che dell'intero territorio nazionale italiano, con una media di soli 266
mm annui. Nelle aree interne della maggior parte dell'isola la piovosità media
è di 500-800 mm e in prossimità dei principali rilievi montuosi, si registrano
i valori pluviometrici maggiori dell'intera regione, che possono anche superare
i 1000 mm annui, per sopperire al problema della siccità dalla fine
dell'Ottocento ad oggi sull'intero territorio isolano sono stati realizzati
circa 50 bacini idrografici, molti dei quali dotati di centrali idroelettriche.
È inoltre una regione molto ventosa ed il vento dominante è il Maestrale, ma
si riscontra anche una certa frequenza dello Scirocco. Il primo mitiga le
temperature estive, ma per la sua velocità si rivela spesso dannoso per i danni
causati all'agricoltura e per la propagazione degli incendi, il secondo si
rivela dannoso in particolare in tarda primavera in quanto intensifica
l'evapotraspirazione causando stress idrici alle colture non irrigue. Il regime
dei venti ha favorito l'installazione di numerosi impianti eolici sui crinali di
alcuni rilievi e in alcune aree industriali.
Stazioni meteorologiche
Alghero, Capo Caccia.In Sardegna sono ubicate le seguenti stazioni
meteorologiche, ufficialmente riconosciute dall'Organizzazione Meteorologica
Mondiale:
da Wikipedia